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giovedì 22 luglio 2010

1.5. Customer Relationship Management

Il Customer Relationship Management (CRM) rappresenta la traduzione del bisogno delle aziende di raccogliere ed utilizzare il patrimonio delle informazioni riguardanti i clienti per aiutarle a realizzare nuove opportunità intrattenendo rapporti di tipo one-to-one grazie soprattutto all’uso delle nuove tecnologie informatiche.


Questa organizzazione aziendale non è soltanto una soluzione tecnologica che facilita le operazioni di marketing relazionale ma soprattutto una filosofia gestionale particolare che investe tutte le funzioni dell’impresa. Grazie all’utilizzo del CRM è possibile: a) diminuire la perdita di clienti; b) disporre di una relazione duratura e longeva per ogni singolo cliente; c) aumentarne la redditività. Oltre ad avere risvolti positivi per l’impresa le strategie one-to-one, come sottolineato da Barberis ,«hanno un ulteriore risvolto, di natura psicologica, sul consumatore. […] l’essere oggetto di un’attenzione tanto personalizzata porta ad una maggiore propensione all’ascolto che se sfruttata adeguatamente determina una maggiore propensione all’acquisto» (Barberis, Massimo, 2006, Marketing Emozionale, Strategie di comunicazione nel mercato della new generation, Roma, Valter Casini Editore, pag. 44).

Per poter perseguire strategie di questo tipo è però necessario un database con tutte le informazioni relative ai propri clienti e sulle loro abitudini: acquisti effettuati, preferenze (attività particolari o interessi), informazioni demografiche (come il sesso, l’età, il reddito) ed ogni altro tipo d’ informazione utile in modo che si possa categorizzare la loro profittabilità per individuare le azioni mirate da promuovere.

Una volta raccolti, questi dati vengono organizzati in un data warehouse, un archivio informatico che è possibile interrogare grazie ad attività di data mining che permettono di estrarre una conoscenza esistente ma non evidente all’interno dei dati dell’archivio attraverso complicati algoritmi.

Applicazioni di un CRM


I possibili usi di queste informazioni sono molteplici:

- aumentare la fedeltà dei clienti offrendo loro prodotti e promozioni personalizzate;
- in base alle informazioni disponibili è possibile decidere quali clienti saranno i destinatari di offerte su misura;
- adottare strategie di tipo push per sollecitare in periodi particolari (feste, saldi, ricorrenze) la domanda di alcuni beni.

Oltre agli aspetti positivi, il CRM possiede anche delle note dolenti che è bene mettere in conto per ogni azienda che voglia intraprendere questo tipo di strategia: a) la creazione e la gestione di un sistema così grande d’informazioni comporta grandi investimenti che solo grandi imprese posso permettersi (spese hardware, concessione di software, programmatori ecc.);

b) nel momento in cui viene implementata la strategia di marketing con un sistema di gestione CRM, quest’ultimo diventa il centro del sistema e questo cambio di filosofia potrebbe essere mal digerito da tutti i dipendenti comportando quindi un rifiuto della partecipazione attiva di tutte le funzioni aziendali;

c) l’utilizzo del database non conviene se si tratta di beni il cui acquisto avviene poche volte nella vita, o quando il costo dell’acquisizione dell’informazione è superiore al profitto ricavabile;

d) la crescente attenzione per la privacy porta molti clienti ad una diffidenza verso l’azienda e potrebbe non dare il consenso al trattamento dei propri dati o addirittura falsificarli.

Comunque sia si assiste con l’applicazione di questo genere di strategie ad un recupero della relazione produttore-cliente, la quale viene considerata un valore aggiuntivo dell’impresa che crea in questo modo un vero e proprio prodotto: la sua personale rete di contatti.

1.4. Cambia-menti

Il termine globalizzazione è forse uno dei più in voga degli ultimi anni che però porta con sé conseguenze che non sono state ancora metabolizzate; la definizione che viene data è quella di un «fenomeno di unificazione dei mercati a livello mondiale, consentito dalla diffusione delle innovazioni tecnologiche che hanno spinto verso modelli di consumo e di produzione più omogenei e convergenti» (Da: Treccani.it) che quindi investe prima di ogni cosa la sfera economica. Unificazione non significa però solo interrelazioni reciproche tra i mercati, ma anche e soprattutto interdipendenza globale per la quale modifiche che avvengono in un Paese si ripercuotono inevitabilmente in tutti gli altri.


L’abbattimento delle barriere fisiche, giuridiche e culturali va a potenziare le opportunità economiche a livello globale ma se da un lato consente sbocchi maggiori per le aziende, dall’altro va ad aumentare la concorrenzialità nei settori in modo che - come spiega Lambin - «ciò che accade in un mercato influenza gli altri mercati» (Lambin, 2004, pag. 45) . Secondo questa prospettiva, il progressivo evento di rottura stabilito dalla globalizzazione rende l’equilibrio generale precario e molto incerto al presentarsi di eventi di natura incontrollabile: una crisi finanziaria, una catastrofe naturale o peggio ancora una guerra; il problema che quindi si presenta alle aziende è quello di trovare «[…] un equilibrio tra flessibilità e formalizzazione delle regole di condotta, standardizzazione e adattamento dei prodotti e delle marche, centralizzazione e delega delle decisioni» (Ibidem) in modo così da tamponare eventuali cambiamenti repentini.

Tuttavia, la globalizzazione non è la sola responsabile dei maggiori cambiamenti in atto: il boom e lo sviluppo delle nuove tecnologie d’informazione e comunicazione camminano di pari passo creando quello che Lambin identifica come «un effetto di amplificazione degli eventi su scala planetaria» (Ivi, pag. 43) .


Viene così a teorizzarsi il villaggio globale di McLuhan in cui ogni persona presente sul pianeta è in grado di comunicare con le altre andando a formare una società connessa che rivendica un ruolo più attivo nelle decisioni economiche: consumatori e cittadini non vengono più considerate come entità astratte ma come persone che scambiano opinioni ed idee favorendo così relazioni sia di tipo one-to-one che di tipo comunitario.

Questo ha favorito la nascita di un nuovo strumento importantissimo oggi per l’impresa: il web come spazio pubblicitario.

La creazione di siti internet interamente dedicati ai prodotti dell’azienda e la presenza di banner (annunci pubblicitari sul World Wide Web) disseminati nella rete e nei più longevi motori di ricerca costituiscono un’ulteriore possibilità commerciale con una duplice caratteristica: essendo online può essere raggiunta da qualsiasi persona in qualunque momento ed il suo impatto risulta facilmente misurabile. Grazie infatti al numero del CTR (Click-Through-Rate) che in italiano significa “percentuale di clic”, è possibile quantificare gli utenti che non solo visualizzano ma che cliccano sul banner, diventando quindi potenziali clienti. Il funzionamento è molto semplice: quando si naviga tra siti e pagine web e si clicca su un annuncio reputato interessante, l’utente viene trasferito dal sito che contiene il banner al server dell’azienda committente ed in un secondo momento l’editore che ha avuto il compito di pubblicarlo invia un rapporto al suo committente con la statistica e la percentuale degli utenti che sono stati indirizzati sul server dell’azienda.

Internet, a differenza dei suoi fratelli maggiori, presenta però una peculiarità ancora di difficile imitazione: l’interattività. Attraverso il web è infatti possibile non solo informare, ma comunicare: chiedere informazioni o chattare con chi ha già acquistato e testato il prodotto, dare consigli o inserire opinioni su una determinata marca piuttosto che un’altra. Il mezzo quindi si presta ad una pluralità d’applicazioni consentite proprio dalla sua bidirezionalità.

Oltre alla possibilità di pubblicizzare e comunicare con i propri clienti, la rete offre la possibilità della vendita diretta, di notevole importanza per l’azienda che in questo modo scavalca l’intermediario con un notevole taglio sui costi di transazione. L’utilizzo del marketing diretto si avvale, oltre che della piattaforma web, di altri strumenti come l’invio di mail (grazie all’enormità di banche dati sempre più aggiornate), il telemarketing ( i call center ne sono un esempio), o la televendita.

Questo avvicinamento al cliente finale da parte del produttore si traduce in un altro importante cambiamento e cioè nella disintermediazione dei distributori più che altro fisici: gli utenti, se per reperire le informazioni di loro interesse dovevano recarsi nei negozi o nei rivenditori autorizzati investendo quindi tempo e denaro, possono ora farlo comodamente sul divano navigando in rete. Ma se da un lato molti hanno subito di fatto questo cambiamento, altri ne hanno raccolto i frutti creando una nuova schiera d’intermediari individuati da Lambin con il termine «infomediari», che si sostituiscono al cliente potenziale nella ricerca e comparazione, in base a criteri selezionati da quest’ultimo, dei prodotti richiesti.


Questo diminuisce il tempo necessario per la ricerca da parte del cliente proprio perché i risultati sono informazioni pertinenti solo ai prodotti desiderati e perché infine facilitano la propensione all’acquisto.

Come sottolineato da Kotler, «la new economy è fondata sul business delle informazioni» (Kotler, 2007, pag. 45) le quali si prestano ad una molteplicità di funzioni che le aziende hanno scoperto ed utilizzato per tutti i rapporti intrattenuti con ogni categoria di stakeholder. Il vantaggio principale delle informazioni consiste nel fatto che queste possono essere manipolate e che ogni informazione è portatrice di altre che, se accuratamente combinate, possono fornire importanti spunti per il miglioramento delle relazioni. Il progressivo utilizzo di tali informazioni ha consentito l’adattamento, la personalizzazione e la differenziazione delle offerte di mercato per ogni consumatore e molte imprese utilizzano questo approccio per la fidelizzazione dei propri clienti.

C’è però una doverosa differenza da sottolineare tra il processo di personalizzazione e quello di customerizzazione. La personalizzazione si riferisce al servizio che il produttore fornisce ai proprio clienti, come la differenziazione di un prodotto; mentre la customerizzazione concilia sia la personalizzazione dei prodotti, su misura per ogni cliente, sia la personalizzazione delle leve di marketing dove il servizio fornito dall’impresa viene configurato dal cliente secondo le proprie esigenze attraverso l’instaurarsi di un rapporto bidirezionale.
La crescente attenzione verso la relazione con la clientela e la maggiore quantità d’informazioni a disposizione dell’impresa sono il preludio della nascita di un nuovo tipo di gestione e cioè un processo finalizzato alla creazione ed al mantenimento di tali relazioni: il CRM.



La Dell computer, azienda fornitrice di computer, soluzioni tecnologiche ed accessori, consente dal proprio sito di personalizzare la scelta dei portatili dando la possibilità ad ogni singolo visitatore di scegliere i componenti desiderati e di assemblarli nella maniera più consona alle proprie esigenze.



Questo dà all’azienda la possibilità di soddisfare in pieno le esigenze dei consumatori che in pochi giorni hanno la possibilità d’avere direttamente al domicilio il proprio portatile: il computer è ora veramente “personal”. Dell, nata inizialmente come società operante esclusivamente online, solo di recente ha ridefinito i propri obiettivi di business cambiando strategia ed iniziando ad intrattenere rapporti con la grande distribuzione attraverso intermediari del settore come le catene specializzate Mediaworld o Euronics, per migliorare fattori come l’assistenza alla clientela che viene concessa sotto delega agli intermediari.
Vedi anche: Customer Relationship Managament

1.3.2. ...in azione

Estetica e funzionalità rappresentano l’eterna dicotomia tra forma e sostanza, che oggi sembra essere ormai superata per il semplice fatto che il nuovo consumatore esige entrambe; si tratta quindi di come dare forma alla sostanza, e se il marketing strategico risponde alla domanda “ Che sostanza vogliamo mettere sul mercato?”, il marketing operativo dovrà necessariamente rispondere alla domanda “Che forma vogliamo dare a questa sostanza?”.


Quando si tratta di dare l’ultima risposta in gergo si parla di marketing mix, cioè delle leve di manovra e di tutte quella attività che si hanno a disposizione per poter tradurre in azione la strategia delineata nella fase di marketing strategico.

Le decisioni riguardano: il prodotto, il prezzo, la sua distribuzione e la sua comunicazione; ovviamente il nostro lavoro si concentrerà sull’ultima variabile in gioco (siamo pur sempre dei comunicatori) e sulle principali determinanti strategiche.

Avere tra le mani un’offerta più che vantaggiosa non significa necessariamente riuscire a ricavarne dei profitti; l’offerta deve essere conosciuta, valutata, elaborata dai consumatori ed ogni azione di marketing operativo comporta quindi la stesura di un communication mix che propone alle aziende strumenti come la pubblicità, le pubbliche relazioni, la forza vendita e le relazioni esterne in grado di attivare o stimolare i consumi, fidelizzare la clientela o addirittura modificare le abitudini d’acquisto. Naturalmente ciascuna leva possiede proprie caratteristiche e sarà in base al prodotto ed al suo posizionamento che l’impresa deciderà se e come utilizzarli; il fatto però che il marketing sia considerato solo un processo di creazione pubblicitaria intorno ad un prodotto la dice lunga sul cambiamento in atto.

I beni più preziosi che circolano oggi non sono materiali ma intangibili: si chiamano informazioni; l’organizzazione, la gestione ed il loro possesso rende sicuramente il lavoro più semplice all’impresa ma proprio per questo motivo il modello, seppur sempre attuale e di grande aiuto nella pianificazione operativa, risulta per certi versi incompleto alla luce dei cambiamenti registrati sia per quanto riguarda gli stili di vita ed i benefici ricercati dai consumatori sia per alcune variabili esterne che per ragioni esplicative abbiamo lasciato alla fine.

L’importanza sempre crescente delle informazioni è dovuta all’evento di rottura che ha caratterizzato l’inizio di questo nuovo secolo: l’era digitale. La circolazione e la condivisione di dati e files è diventata istantanea, sono state letteralmente abbattute tutte le barriere nazionali ed internazionali ed in pochi secondi una singola informazione è in grado di viaggiare e raggiungere l’altro capo del mondo.

Questo non poteva che condizionare i mercati e soprattutto le aziende che, oltre agli strumenti tradizionali, ne hanno ora di nuovi per poter implementare il mix di comunicazione operativa come il direct marketing, lo spazio sul web come spazio pubblicitario e di rafforzamento dell’immagine e sistemi di database delle informazioni (Customer Relationship Management) sempre più sofisticati che si occupano della gestione della relazione con la clientela.

L’importanza oggi attribuita alle singole informazioni è da ricercarsi in alcuni eventi che si sono susseguiti in questi anni e che hanno sensibilmente cambiato non solo la gestione dei processi all’interno delle aziende ma anche, e soprattutto, la nostra vita.

Vedi anche: Strategia...